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Ottobrata Romana All’Ex Mercato

Se pensiamo a Rugantino ci troviamo a rivivere Roma in piena età papalina, mentre con Fregoli torniamo ai tempi della Belle Epoque, invece con “Roma Capoccia” di Venditti ci riconduce direttamente all’ormai storico Folk Studio. Tre epoche diverse ma un unico luogo: Roma, e un’unica lingua perché un dialetto quando diventa storia e lascia dietro sé quello che ha lasciato il “romanaccio”, di lingua ci piace parlare. Dagli scritti di “Cronica d’anonimo romano” del ‘300 fino a “Roma capoccia” di Venditti, passano 700 anni, sette secoli durante i quali Roma ha visto passare sulle sue strade papi, re, imperatori e tutta una serie di personaggi più o meno famosi. I vicoli della città eterna e i grossi agglomerati urbani che ormai si estendono ben oltre “le mura” e ormai lontani anche da “Fori porta” sono e sono stati testimoni oculari di avvenimenti che diventano storia, la stessa che occupa buona

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Dalla luna a Woodstock, 50 lune fa…

Pensiamo un attimo a quello che sarebbe stata la nostra storia, recente e passata senza la compagnia della Luna. Quel sasso rotondeggiante in cielo, pieno di buchi, pallida e qualche volta rossa, ha nei secoli ispirato poeti, cantanti, musicisti e sciamani di ogni tipo. Possiamo dire, senza fare una cronologia che porterebbe solo via tempo, che tra le più belle canzoni mai scritte ce ne sono almeno una decina dedicate al nostro satellite, da “Al Chiaro di Luna” di Beethoven a “Moon River” di Henry Mancini e tante altre. Melies, nel lontano 1902, immaginò un viaggio proprio la, mettendo su pellicola, con mezzi improvvisati, un racconto audace, ispirato ad uno dei romanzi più famosi di Jules Verne, che prevedeva il lancio di una nave spaziale con un cannone. Tra le prime fantasie e desideri dell’uomo c’è proprio il volo, Icaro brucia le proprie ali precipitando nel vuoto nel desiderio di

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Periferie Ghetto, Distopia o Prossima Realtà?

Qualche anno fa, agli inizi degli anni ’60 la TV in Italia era rigorosamente in bianco e nero, la programmazione scarna e riferita solo a poche ore giornaliere con tutta la varietà spalmata su due soli canali, il Canale Nazionale e il Secondo Programma, così chiamato perché ridotto nel palinsesto e avvezzo, secondo la dirigenza RAI, a programmi meno appetibili per il grande pubblico. Per un genere di second’ordine come la fantascienza non c’era posto, o meglio le scalette giornaliere non davano spazio ad un prodotto così poco seguito dal grande pubblico, bisogna aspettare gli anni ’70 con l’avvento delle TV private per iniziare ad assaporare piccoli capolavori o pellicole meno blasonate del genere. È in quegli anni che compare in una di queste emittenti private un film inglese dal titolo “Nell’anno 2000 non sorge il sole”, film tratto dal libro di George Orwell “1984” già conosciuto dagli esperti ma

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La festa in periferia si fa in musica

Roma sempre pronta a ricevere e a dare, Roma tempo addietro fulcro e crocevia di cultura e culture, oggi vive un momento di stanca. La storia di questa città però è fatta di divertimento e di serate passate in piazza, come fosse un piccolo paese, con l’estensione di una metropoli. I ricordi di tanti di noi che hanno superato gli anta sono fatti di notti estive illuminate dal fascio di luce di un proiettore, le maratone cinematografiche e musicali a cui ci eravamo abituati ormai sono solo un bel ricordo. La crisi economica, l‘avvento della TV H24, le domeniche e i giorni di festa non più dedicate a se stessi, ma magari ad uno shopping anche superfluo, hanno compromesso il rapporto tra persone e la comunicazione diretta. Un equilibrio delicato e facilmente compromettibile quello tra social e carta stampata, insieme tutti questi elementi hanno contribuito all’impoverimento del linguaggio a scapito

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25 Aprile 2020

Tutto il terzo potere, l’informazione, parla di dichiarazione di guerra al Covid, noi invece in questa drammatica situazione pandemica, vediamo gli stessi risultati di sempre. Per semplificare, non poi così tanto, il 5% della popolazione mondiale erano, lo sono, e probabilmente, se non faremo niente, lo saranno anche in futuro, potenti. Il 20% sono quelli che credono di essere potenti, credono di far parte della categoria sopra indicata, ma in realtà sono al servizio, come zerbini, dei loro padroni. Il restante è tutto riconducibile al denaro e tutti sono sacrificabili.Per riportarlo al presente, la prima categoria non muore di Covid, la seconda poco più’ dell’1% e la terza è al servizio della pandemia “perché ci dicono che c’è un prezzo da pagare per far ripartire l’economia”.Oggi lo dedichiamo ad un appello: Uniti si vince sempre, l’importante è sapere che noi siamo la categoria dei sacrificabili e mai e poi mai

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