SINOSSI
Una giornata qualsiasi, che poi davvero qualsiasi non è. Il tentativo di tenere insieme i pezzi, di mettere un passo dopo l’altro, vestirsi bene e prendere un caffè al bar – amaro, neanche a dirlo, come la vita! – mentre ci si prepara a dire a dire addio.
E come si fa a dire addio per sempre? Come ci si congeda quando si muore? E perché ci sono cartelli per tutto che ci dicono di lasciare libero il passaggio, che i pedoni vanno sul lato opposto, che il cane abbaia ma non morde, persino che le mani devono essere insaponate e poi strofinate in dieci passaggi per lavarle bene, ma neppure un cartello, un bigliettino, un pizzino, a indicarci come dire addio? Nemmeno due righe a dire dove si va quando si muore, e come si resta quando qualcuno se ne va.
Dei fiori non si capisce mai che cosa resta quando li hai raccolti. E delle persone, cosa resta?
Un viaggio tra i gesti piccoli di una giornata enorme, quando la vita va avanti anche se questo vestito non era così scomodo e mi cade tutto di mano e inciampo ovunque e davvero questa etichetta non prudeva così.
Un viaggio tra le cose piccole di tutti i giorni, i gesti di sempre che compongono la vita e delineano la morte.